VIAGGIARE. AVVENTURE NEL MONDO.

 

All you can eat di mondo.

Mangio il mondo? Si.
Mangiare è ciò che ci ricarica. La nostra benzina. La nostra fonte di vita.
Se non mangiassimo non saremmo vivi.
Che sia una dieta healthy o un abbuffata, senza cibo non si campa.

Quando torno da un viaggio, mi pare di aver mangiato qualcosa. Come avessi mangiato una parte di mondo.

Come se mi fossi ricaricata l’animo.
Come quando hai fame e riempi lo stomaco.

Tutti parlano di questo “wanderlust”.
La famosa malattia del viaggio.
Ecco. Viaggiare può diventare la dieta dell’anima. Mens sana in corpore sano.

Nutro il mio corpo con il cibo.
Nutro la mia anima con le esperienze.

E quale posto migliore per far esperienze nuove e piene di carica, se non il mondo?

Si sa, a mangiar sempre lo stesso pasto, dopo un poco perde appetibilità, fascino.
Ne saremo meno attratti.
La pizza è buona, chiunque ama la pizza, ma se la pizza la mangiassimo tutti i giorni, a colazione, pranzo e cena, forse non sarebbe poi più così tanto buona.

Per gli angoli di mondo è la stessa cosa.

Amo il mio piccolo paesino ligure. Le sue onde sui miei scogli preferiti. Ma se quegli scogli diventano per troppo tempo cornice delle mie giornate, l’esperienza muore. La carica si spegne. L’abitudine mi mangia. L’apatia mi assale.

Ecco perché viaggio.

Che poi, mi fa quasi strano sottolineare che io viaggio.
Al mondo ci son viaggiatori ben più in viaggio di me.
Ma nel mio piccolo penso di aver rubato parecchie fotografie di mondo durante l’ultimo anno.
È stato uno di quei buoni propositi che scrivi sul tuo diario personale il giorno dopo capodanno.

2017, BUONI PROPOSITI:
-viaggiare di più.

Ed è stato proprio così. Una promessa mantenuta.
Che poi che promessa è?
Promettermi di viaggiare. Chiunque lo vorrebbe come buon proposito.
Quale fatica c’è dietro?
Eppure c’è ne sono state.
C’è il compromesso:
Voglio quel nuovo paio di dr martens o andare a Budapest 3 giorni con un volo lowcost?

Voglio studiare tranquillamente 3 ore al giorno, senza acqua alla gola, per quell’esame che tempo già da due sessioni, o voglio andare in Croazia per 15 giorni, arrivando a una settimana prima degli esami a dover studiare giorno e notte mangiando libri di 150?

Voglio partire per lo Sri Lanka e soggiornare nei migliori hotel? Mangiare nei migliori ristoranti? O voglio dormire in ostelli scadenti e concedermi giusto una notte di lusso, per avere poi la possibilità di ripartire tra un mese?

Non è poi così facile mantener la promessa di viaggiare.

Ci sono i soldi che vengono spesi, il tempo che privi alla tua vita, a i tuoi impegni, i compromessi ad ogni viaggio per riuscire a  organizzarne uno nuovo appena torni.

Eppure mantenere la promessa è stata la cosa più costruttiva che io abbia mai fatto. E forse la prima reale promessa mantenuta da parte mia per me stessa.

 Ho sacrificato giornate di shopping sfrenato, ho viaggiato in maniere low-cost per poter dilatare i soldi e le possibilità di viaggi futuri. Ho sacrificato mesi di studio tranquillo, barattandoli per settimane di inferno e non riposo.

Fuori dalla propria Zona di Comfort

Eppure questo 2017 ho aperto la mente come solo si può fare aprendo una valigia in posti fuori dalla propria zona di comfort.

Perché questi sono i viaggi che amo.

Quelli difficili.

Quelli che devi imparare ad adattarti all’angolo di mondo in cui sei voluta andare.
Non vale rilassarsi e cercar le abitudini di casa.
Per quello puoi andare alla SPA nel paese vicino al tuo.

Viaggiare per nutrir l’animo è mangiar tutto. Il buono e il cattivo.
Farsi i calli sotto ai piedi.
Tapparsi il naso e buttar giù.
Stringere i denti in viaggi dove il comfort l’hai perso per strada, in mezzo al traffico.

Lo giuro. Quando torno da un viaggio mi pare di scoppiare.

Mi pare di aver talmente tante esperienze nuove, tanti gusti, tanti sorrisi, tanti sguardi, tanti colori, tanti odori, e tanti paesaggi nuovi dentro a me che mi sembra impossibile riuscire a trattenerle tutte.

Mi sembra di essere una scatola stracolma, dove tutta quell’essenza di mondo che ho mangiato nel viaggio passato mi straripi da tutte le parti.

Ho paura di farmi scappare quel sorriso di quella bambina che mi ha rincorso in quel sentiero nella giungla per urlarmi “a va iu?”. Quella bambina aveva un vestito arancione e i capelli e gli occhi neri neri.

Ho paura di dimenticare quanto il mondo ha deciso di donarmi.

Ho paura di non render grazie alle meraviglie che mi son state donate.

Forse scriverle potrebbe esser un bel modo per archiviare tutto.

Archiviare sensazioni.

Archiviare paesaggi, itinerari, parole, emozioni, lacrime (perché si piange anche in viaggio), gusti, malanni.

Vorrei poter archiviare tutto.

Non dimenticarlo mai.

Sarei irrispettosa verso il mondo.

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