L’IMPORTANZA DELLA SOLITUDINE E DI UNA BUONA COMPAGNIA.

il

L’importanza di una buona compagnia (nella quotidianità, all’interno di noi stessi, nei rapporti con gli amici, nelle questioni di cuore, nel lavoro, in viaggio)

biciclette vicino a canale, paese provincia di Amsterda, Olanda.
Biciclette in Olanda, viaggio fra sorelle, Olanda 2017

Meglio soli che male accompagnati, dicono.

Non posso che trovarmi più d’accordo. Come ho scritto nel titolo, questo vale in qualsiasi ambito della nostra vita, nel nostro quotidiano, nel nostro intimo, nel nostro cuore, nel nostro viaggiare.
Purtroppo abbiamo ancora un sacco di paura della solitudine. E si sa, quando si ha paura di rimanere da soli, la prima soluzione pratica logica e veloce è quella di cercare compagnia. Il grande problema è che ci si accontenta di qualsiasi tipo di compagnia. E qui è il grande errore.

LA GRANDE DIFFICOLTA’ E LA GRANDE BELLEZZA DI IMPARARE A  STARE DA SOLI.

Non sarò sicuramente la prima che ha scritto una riflessione su questo tema, ormai battuto e ribattuto, come il chiodo che piantiamo al muro.
Ma come dicono: “batti il chiodo finché è caldo”. Ed ora, io trovo sia bollente. Forse è un argomento che sento molto vicino alla mia personale esperienza. Forse oltre a sentirlo mio, lo vedo aggirarsi parecchio fra la mia generazione.
La paura di rimanere da soli fortunatamente si sta sdoganando.
Fortunatamente è una paura che ormai è assai sociale, ed essendola, è un argomento caldo, di cui si parla non più con vergogna, ma con voglia di capire, imparare, confrontarsi.
Penso che chiunque nella vita si sia sentito almeno una volta solo.
Solo a casa, solo a far una semplice commissione, solo nelle sue passioni, solo nel voler intraprendere un viaggio, o più comunemente uno spostamento.
Ci sono infinite situazioni in cui potremmo andar incontro alla sensazione che tutti noi chiamiamo solitudine.
E forse sarebbe grave non fosse così. Se non ci sentissimo mai soli, se non ci fossimo mai sentiti soli in vita nostra, probabilmente avremmo qualcosa che non va.
L’uomo è un animale sociale. Questo è uno studio ormai appurato.
Che poi ognuno di noi ami il sociale in proporzioni assai diverse, questo è lecito e sacrosanto. Ma per accrescere la nostra persona abbiamo bisogno di comunicare. Senza comunicazione ne condivisione non ci sarebbe vita, io penso. Dovremmo imparare a fare tutto completamente da soli. E si sa, imparare tutto è praticamente impossibile. Ecco perché nel corso degli anni l’uomo si è spinto verso l’organizzazione di una città basata sullo scambio sociale. Io so fare la pizza, tu sai curare il mio raffreddore.
Dare avere. Continuo.
Il problema dei nostri rapporti ormai malati, è che spesso sono rapporti finti, un risucchiarsi a vicenda, o solo unilateralmente, qualcosa. Tornando al discorso della solitudine, spesso chi si sente solo, e ha un’infinita paura della solitudine, tende a legarsi alle persone per “ottenere in cambio” compagnia.
E trovo non ci sia cosa più triste di questo. E per triste intendo qualcosa che mi rattrista, che mi fa pensare a quanta sofferenza e a quanti rapporti camuffati ci sono attorno a noi.
Ma non posso biasimare nessuno, né tantomeno giudicarlo. Ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita una sensazione di solitudine, di abbandono, di malinconia e tristezza, ed ognuno di noi è capo di sé stesso, completamente libero di poter analizzare il problema e correre ai ripari per “difendersi” da questi attacchi di malumore come meglio crede.

Penso che il miglior modo per combattere la solitudine, sia la solitudine stessa.

Imparare a godere della solitudine, imparare ad assaporarla, e alla fine, ad apprezzarla, se non sempre almeno, il più delle volte.
Un contrattacco astuto. Una soluzione logica infondo, ma assai difficile da mettere in atto.
Come quando vai a mensa, sai che ogni martedì c’è il pollo, e a te infondo, il pollo non piace, ti crea disagio, e a casa, invece che mangiare il pollo scegli il coniglio. Ma a mensa non si può, a mensa la cosa che hai sempre fatto è stata affidarti al tuo compagno di banco, che, di nascosto, ti faceva questo favore, e se la mangiava lui, anche la tua porzione di pollo. Ma che soluzione al problema è questa? Una “finta” soluzione.
Come smettere realmente di tornare a casa il martedì con la pancia vuota, e senza la finta gratifica dettata dal sorriso del tuo amico? (Quel tuo amico che pensa che la tua parte di pollo sia un regalo, un gesto carino da parte tua. Senza sapere che in realtà il regalo era lui a fartelo.)
Rullo di tamburi….
Dovrai imparare a mangiare il pollo!
I primi tempi sarà difficile, ti dovrai tappare il naso e buttarlo giù senza vomitare sarà un’impresa, ma ecco che piano piano, quel pollo tanto odiato… puff: diventa buono, e anzi, addirittura, ogni tanto inizia a mangiarlo pure a casa.
Ecco che, come con il pollo, noi dobbiamo imparare a buttar giù la solitudine. E puff, a volte, proprio come il pollo, finiremo a cercarla, la solitudine. A sentirne il bisogno.
Penso che una grande dote che dovremmo cercar di affinare tutti quanti sia lo spirito di adattamento in ogni situazione. E per spirito di adattamento non intendo un farsi andar bene tutto ciò che ci accade intorno, assolutamente. Per spirito di adattamento intendo quando si impara ad adattarsi, a vivere felici, senza dover aver la pretesa che ogni cosa vada nella maniera in cui noi pensiamo debba andare.
Come quando piove durante un viaggio.
Le prime volte ci arrabbieremo, le ultime correremo felici sotto la pioggia.
Tutto ciò che ci accade attorno è ciò che dobbiamo vivere, intensamente. Le onde non si fermano. Le onde non saranno mai come vorremo noi. Le onde vivono di vita propria, e se vogliamo imparare a cavalcarle dobbiamo imparare ad adattarci, a saper vivere ciò che la vita ci pone davanti.

DOBBIAMO IMPARARE A VIVERE LA SOLITUDINE.

Trovo che la vita possa essere vissuta con due attitudini: Attitudine positiva e attitudine negativa.
Quando impareremo a vivere intensamente tutto ciò che ci accade, cercando di sorridere sempre, e di scovar il bello anche nel peggior accaduto, solo allora potremmo iniziare a godere della vita al 100%. Oltre ad iniziare a divertirci molto di più. Potremmo iniziare a chiederci “che cos’è la tristezza?” e non più “che cos’è la felicità?”

ATTITUDINE. L’ATTITUDINE ALLA VITA CAMBIA LA VITA STESSA.

La solitudine è bellissima. L’anima diventa leggera quando la solitudine passa dall’essere una cosa da temere ad essere un’esigenza.
La solitudine, se vissuta con attitudine positiva regala emozioni indimenticabili.
Ma soprattutto, la solitudine, una volta apprezzata e diventata amica, pulisce i rapporti, li spolvera, li rende genuini, sinceri, spontanei.
Quando io imparerò a vivere serenamente la mia solitudine, e a farla diventare parte integrante e fondamentale della mia quotidianità, e non più a viverla con ansia, i miei rapporti diverranno puri. Imparerò ad apprezzare davvero la compagnia. Non ricercherò le persone solo per paura di rimanere solo, ma anzi, le cercherò perché da solo ci sto bene, ma con loro ancor di più.

Imparare a stare da soli è il regalo più grande che possiamo fare a noi stessi e alle persone che ci circondano.

Ed ecco che, dopo una grande premessa, quando parlo di una buona compagnia per un viaggio, intendo una compagnia davvero spontanea, pura, genuina.

VIAGGIARE DA SOLI E’ DIFFICILE A VOLTE, VIAGGIARE CON QUALCUNO LO E’ DI PIU’.

L’altra medaglia dell’imparare a stare da soli, e che a volte si ci dimentica come stare con gli altri. Nei nostri rapporti avviene una pulizia generale, una scrematura, e automaticamente, tirando le somme, ci renderemmo conto che a volte sceglieremo la solitudine rispetto alla compagnia, perché a volte, quel “meglio soli che male accompagnati” si fa più reale di quel che pensavamo.
A volte le cose che prima avevamo bisogno di fare con qualcuno per paura e timore di sentirci soli diventeranno un appuntamento in cui ci siamo solo noi stessi. E sarà bellissimo.
Io ormai vado a vedere le mostre solo con me stessa. Come quando vado per negozi.
Visitare un museo ormai è diventata una coccola personale. Un’abitudine intima e mia. Quando giro per mostre mi godo intensamente la mia solitudine. Posso avere i miei tempi, scegliere se passare 1 minuto davanti ad un’opera d’arte, o se passarci tutta la giornata. Dialogo con me stessa, con i miei pensieri, con i miei entusiasmi e le mie considerazioni. Non è sbagliato tutto questo.
Potrei avere l’amica migliore del mondo, ma potrei anche non avere voglia di invitarla al museo. E qui c’è da aver grande attenzione, evidenziando che questo non è egocentrismo, egoismo, o cattiveria. Questo è imparare ad amarsi, ad amare lo star da soli, e ad amar intensamente la compagnia di qualcuno. Quella compagnia che diventa reale, sentita, felice, sincera.

Nei viaggi è la stessa cosa, forse con le problematiche che si triplicano per via dei soldi, delle tempistiche, della modalità di viaggio.
In un viaggio la cosa più difficile da equilibrare sono le tempistiche personali.
Dover passare una settimana, venti giorni, un mese assieme ad una persona 24 ore su 24 è più complicato di quel che in realtà si pensa prima di partire, presi dall’entusiasmo del viaggio.

Polaroid viaggio on the road fra amiche in macchina in Croazia, settembre 2017

LE DINAMICHE DI QUANDO SI VIAGGIA IN COMPAGNIA.

Come in tutte le cose, anche viaggiare da soli o accompagnati ha i suoi pro e i suoi contro.
Sicuramente, viaggiar insieme a qualcuno renderà il viaggio più “confortevole” sotto molti punti di vista. Avere una persona accanto che già conosciamo ci infonde un senso di sicurezza. Sappiamo che se avremo bisogno di aiuto lei ci sarà. E questo sicuramente è una cosa importante durante un viaggio, soprattutto se prendiamo ad esempio vacanze “impegnative”, magari tanto lontano da casa. Se mai ci ammaleremo, avere al nostro fianco una persona a noi cara sarà sicuramente di conforto.

Ma quando avere un compagno di viaggio passa dall’essere una cosa positiva ad una cosa negativa?

Sappiamo benissimo che esistono davvero molte modalità per intraprendere i vivere un viaggio. Ci sono un infinità di tipologia di viaggiatori.
Ecco, la prima cosa fondamentale quando si sta organizzando un viaggio assieme ad un altra persona è conoscere il suo modo di viaggiare.
Pur avendo nella vita quotidiana parecchie cose in comunque, può capitare che entrambi abbiamo due visioni completamente differenti sul come intraprendere una vacanza. Qualunque essa sia.
Penso sia abbastanza logico capire e accettare che se io amo follemente la montagna, i trekking, il campeggio e gli spostamenti on the road e la mia amica ama follemente il mare, il relax, la tintarella e i resort a cinque stelle, forse difficilmente io e lei potremmo riuscire ad organizzare una vacanza incline ad entrambe le nostre attitudini. E qui, badiamo bene, non c’è assolutamente nulla di male.

IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ E’ VARIO.

E questo penso sia un altro grande insegnamento. Se tutti noi fossimo completamente uguali non ci sarebbero stimoli, occasioni di crescita e dibattito.
Io AMO follemente tutte le mie conoscenze diverse dalla mia persona. E’ proprio quello che caratterizza ogni mio amico. L’essere speciale e diverso da me.
Ci saranno occasioni in cui questa nostra diversità sarà un arma infallibile, ed altre in cui probabilmente si finirebbe con il creare solo una situazione di disagio ad entrambi.
Ecco perché a mio parere la scelta di un buon compagno di viaggio ha come variabile fissa la tipologia di viaggiatore che si è.
Questa non vuole essere una forma di distinzione maliziosa, ma anzi, sono fermamente convinta ormai di una cosa: se entrambe le persone all’interno di un rapporto si trovano in una situazione di disagio, e non sono felici di ciò che stanno vivendo, il tempo passato insieme non potrà mai arrivare ad essere un tempo magico.
Ed è naturale e normale che sia così. Quando una delle due parti si trova “costretta” ad essere in un qualsiasi ambito che non la rende felice e solare, l’energia di quell’incontro ne risente.
Quando impareremo ad essere felici, a fare scelte “egoistiche” volte al nostro bene ci troveremo a voler passare il nostro tempo realmente con qualcuno per colmare la nostra felicità. Ci porremo in un modo positivo, e la nostra energia sara solare. Se anche la persona che incontreremo verrà a questo appuntamento (o vacanza) realmente con la voglia di venirci, essendo davvero felice di poter spendere del tempo assieme a noi, il nostro incontro sarà magico. Intorno a noi ci sarà un energia buona.
Questo accade in ogni ambito vitale.
Ecco perché cercare compagnia per paura di restare da soli diventa controproducente per entrambi. Continueremo ad avere paura di rimanere da soli, non impareremo ad apprezzare davvero la compagnia di qualcuno, perché realmente sentita, e i nostri incontri saranno privi di positività.
In un viaggio è lo stesso. Se io ho davvero bisogno di partire, e, facciamo un esempi, di visitare la Spagna, ma sono accompagnata da immense paure nel partire da sola le soluzioni saranno due: Non partirò o cercherò compagnia, senza però realmente volerlo.
Avere paura di fare le cose da sola è un freno inutile che ci imponiamo. Equivale a mettersi un bastone fra le ruote da soli.
Una volta superata la pura della solitudine tutto diverrà più semplice, trasparente, genuino. Saprò che sarò in grado di partire da sola, ma magari avrò davvero piacere di farlo con qualcuno, perché apprezzerò davvero la sua compagnia. Avendo potuto scegliere se averla o meno. Quando abbiamo paura di rimanere da soli non abbiamo scelta, la compagnia di un’altra persona è la nostra unica scelta. E va da sé che se in cuor nostro quella compagnia non era realmente, al 100%, quello di cui avevamo voglia, ma semplicemente un ripiego “conveniente” per fuggire alla solitudine, sicuramente il nostro incontro sarà meno pieno e vivo di quello citato sopra.
In un viaggio se la compagnia non è stata realmente scelta per volere sincero, si creeranno disguidi, disagi per piccolezze, ore per mangiare differenti, non esisterà una libera individuale. Una volta che entrambi siamo in grado di affrontare e amare il rimaner da soli il viaggio diventerà un viaggio in compagnia, ma anche un viaggio personale. Sapremo entrambi che se uno dei due avrà bisogno di isolamento, noi sapremo godere della nostra solitudine. Viaggiare con qualcuno che è anche in grado di stare bene da solo avrà più libertà. Saremo completamente svincolati da una compagnia forzata. Potremmo decidere di dividerci e assaporar per un poco l’emozione della vacanza completamente in maniera individuale.

Imparare a stare da solo è fondamentale.
Viaggiare entrambi con la consapevolezza della libertà individuale all’interno di un viaggio è magico, ma magico veramente.

Potremmo scegliere se assaporare un tramonto come se fossimo da soli di fronte a quel cerchio rosso che muore, o potremmo condividere quell’emozione insieme. Non ci sarà obbligo nel DOVERLO FARE perché siamo in viaggio INSIEME.
Liberi insieme. Niente catene, preconcetti, regole invisibili.
Quando succede questo accade qualcosa di magico. Le tempistiche si allineano. La sveglia diventa comune, la fame anche, la pipì, il sonno. E’ come se una forza di causa maggiore metta a tempo te e il tuo compagno. Diventa tutto naturale, spontaneo. Come se si instaurasse una specie di telepatia, una sintonia tale che la modalità di viaggio combacia perfettamente.
Ecco, una volta successo questo, beh, non potrà che essere magnifico.
Penso che trovare un buon compagno di viaggio equivalga a trovare un grande tesoro.
Non sempre amici di una vita, amati e rispettati, potranno diventare compagni di viaggio perfetti. E sono convinta che pur non avendo mai viaggiato insieme, ci si continuerà ad amarsi immensamente lo stesso.
Ma quando si decide di partire insieme si decide di mettere in gioco la propria persona, ma anche il rapporto con la persona con cui viaggerai.
Nel viaggio ognuno fa uscire allo scoperto le fissazioni, il modo di vivere, le abitudini, i difetti ed i pregi. Nel viaggio, forse come in una convivenza, oltre ad esplorare il territorio, si esplora se stessi, ma anche il proprio compagno.
Viaggiare insieme vuol dire spogliarsi insieme, prendersi la mano, e camminare in posti sconosciuti.
E se già l’esperienza del viaggio intesa come filosofia di vita per guardarsi dentro, è profonda e difficile, in due la difficoltà si moltiplica.
Ma una cosa è certa:

Quando impariamo a viaggiare bene con qualcuno, probabilmente verrà piantato all’interno del nostro rapporto un semino speciale, intimo, solo nostro, condiviso.
Che si parli della bellezza di viaggiare in coppia, con un amico, con la propria famiglia.

In viaggio condividiamo segreti, disagi, emozioni, anche solo paesaggi da ricordare. Una nuova lingua, nuovi piatti, nuove facce. Un viaggio oltre ad accrescere interiormente noi stessi, accresce anche il rapporto, apre gli orizzonti di quel rapporto, li rende liberi, sinceri.
Quando partiamo insieme a qualcuno è come se costruissimo una stanza speciale condivisa con il nostro compagno di avventure. Solo io e lui potremmo percepire realmente ogni ricordo ed emozione di un viaggio, e penso che questo sia un grande tesoro da custodire.

Emozionarsi è benzina per vivere la vita intensamente.
Emozionarsi in due è qualcosa di magico.
Condividere emozioni durante un viaggio con una persona a cui vogliamo bene è una sensazione unica, forte, potente. Una pagina di diario condivisa. Ricordi condivisi.
Emozionarsi insieme è assaporare la vita moltiplicandola per due.

Couple of traveller on the top of Ella'Rock, Sri Lanka. Coppia di viaggiatori sulla cima di Ella's Rock in Sri Lanka
Ella’s Rock, viaggio in coppia, Sri Lanka 2018
Cascate di Krk, Croazia, girls in the water of Krk lake. Gopro picture.
Laghi di Krk, viaggio in amiziai Croazia 2017
Sister in Amsterdam, viaggio fra sorelle Olanda on the road, foto in biciletta, pic by gopro
Viaggio fra sorelle, Olanda 2017
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